Sostenibilità

Beach litter e plastica nel mare, perchè stiamo trasformando le spiagge in discariche

Vi sarà certamente capitato. Basta una passeggiata sulla battigia per trovare di tutto: rifiuti di ogni genere affollano le spiagge, trasportati dalle mareggiate ma spesso abbandonati anche dai turisti. È quello che si chiama “beach litter”. Un problema così grave e diffuso che ha portato il mar Mediterraneo ad essere riconosciuto come una delle aree più colpite al mondo dai rifiuti marini. Sono proprio le spiagge, in particolare durante il periodo estivo, a diventare delle zone di accumulo e una delle principali vie per arrivare al sistema marino.

Per questo, molte associazioni si stanno attivando. Non mancano le iniziative sparse in tutto il mondo – e l’Italia non fa eccezione! – per ripulire le spiagge dai rifiuti. Da Nord a Sud è possibile partecipare alle varie campagne di volontariato, organizzate sia dalle Ong nazionali o da associazioni locali. Basta fare una rapida ricerca e scegliere il luogo e il periodo preferito. La campagna #CAMBIAGESTO nasce proprio per sensibilizzare i cittadini sulla salvaguardia ambientale, con particolare focus sul fenomeno del littering da mozziconi di sigarette. Grazie ad azioni mirate, #CAMBIAGESTO si pone l’obiettivo di favorire l’adozione di comportamenti corretti da parte dei fumatori, sensibilizzandoli sul fenomeno dell’inquinamento da filtri di sigarette, e promuovendone il corretto smaltimento.

Nulla, infatti, sostituisce i comportamenti consapevoli quotidiani. Evitare di gettare i mozziconi per terra, differenziare correttamente i rifiuti sono piccoli gesti responsabili che, se adottati da tutti, possono fare davvero un’enorme differenza per le nostre coste.

Immagine di persone che raccolgono rifiuti dalla spiaggia

Beach litter, la fotografia: lo stato dell’inquinamento delle spiagge nel mondo e in Italia

Secondo una delle più recenti , i rifiuti sulle spiagge aumentano fino a 4,7 volte durante l’alta stagione. Tra i materiali maggiormente campionati a livello globale si trovano le macroplastiche (oltre i 2,5 cm), altri rifiuti plastici di pezzatura minore, oltre a frammenti di oggetti vari, sempre in plastica. Per darvi un’idea, il 35,3 per cento sono rifiuti plastici di maggiore grandezza mentre, tra i prodotti misti, il 12,4 per cento sono i mozziconi di sigaretta, con le microplastiche che si attestano intorno all’11,2 per cento.

In Italia, la situazione non è molto diversa. Secondo una più recente – ovvero di ricerca scientifica che si avvale dell’aiuto dei cittadini – condotta da Legambiente nel nostro paese, nel 2020 sono stati censiti sulle spiagge 28.137 rifiuti, su di un’area di 189 mila metri quadri. E i risultati non danno adito a dubbi: le spiagge italiane sono sommerse dai rifiuti. Inoltre, su circa la metà delle aree campionate, la percentuale di plastica eguaglia o supera il 90 per cento del totale della spazzatura raccolta, mentre su una spiaggia su tre sono stati rinvenuti guanti e mascherine.

Di tutti i materiali raccolti, l’80 per cento era in plastica, seguiti da vetro e ceramica (10 per cento), da metallo (3 per cento), carta e cartone (2 per cento), gomma (2 per cento) e legno lavorato (1 per cento). Il restante 2 per cento è costituito da altri materiali: tra questi i polimeri artificiali con dimensioni comprese tra 2,5 e 50 cm, mozziconi di sigaretta, tappi e coperchi per bevande.

 

 

Quali sono i rifiuti in spiaggia più presenti

Parlando di beach litter e inquinamento delle spiagge, se volessimo fare una classifica per tipologie di rifiuti, troveremmo tra le prime dieci: pezzi di plastica a pari merito con i mozziconi di sigaretta (al 14 per cento). A seguire pezzi di polistirolo (12 per cento), tappi e coperchi (7 per cento), materiale da costruzione (5 per cento), tra cui calcinacci e mattonelle, ma anche tubi di silicone e materiale isolante. Seguono poi le stoviglie usa e getta, tra cui bicchieri, cannucce, posate e piatti di plastica, i cotton fioc e le buste e sacchetti. Nella maggior parte dei casi si tratta di oggetti di uso quotidiano. Possiamo fare molto per evitare che finiscano sulle nostre spiagge o in mare: basta differenziare meglio e avere un po’ più cura dell’ambiente che ci circonda. Insomma, “cambiare gesto”. Le nostre coste ci ringrazieranno.

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